{"id":98,"date":"2021-01-15T09:26:46","date_gmt":"2021-01-15T08:26:46","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost:8888\/details\/?post_type=dictionary&#038;p=98"},"modified":"2023-02-15T00:19:34","modified_gmt":"2023-02-14T23:19:34","slug":"ornamento","status":"publish","type":"dictionary","link":"https:\/\/www.detailsinsection.org\/?dictionary=ornamento","title":{"rendered":"Ornament"},"content":{"rendered":"<p>Dal XVIII fino al XX secolo, il concetto ha oscillato fra connotazioni valutative estreme che ne hanno profondamente modificato lo statuto. Tuttavia, il problema dell\u2019ornamento \u2013 della sua definizione, della sua legittimazione e del suo ruolo all\u2019interno della disciplina dell\u2019architettura \u2013 \u00e8 elemento costitutivo e nodo gordiano delle teorie dell\u2019arte, fin dalle origini. Anzi, \u00e8 proprio nei primi tentativi di racchiudere entro una cornice teoretica l\u2019ambigua e multiforme pratica ornamentale, che si definiscono molte delle chiavi interpretative che segneranno le svolte cruciali del dibattito moderno e contemporaneo.<br \/>\nTali idee-chiavi, divenute parte integrate del vocabolario teorico dell\u2019architettura, sono approdate nel pensiero di et\u00e0 moderna \u201cattraverso percorsi tortuosi e talvolta nascosti\u201d, segnati da continui ripiegamenti e trasformazioni concettuali, la cui indagine in prospettiva storica appare essenziale per comprendere lo status dell\u2019ornamento nella contemporaneit\u00e0 (DI STEFANO, 2006 p. 12 ).<br \/>\nFondamentale per il costituirsi dei termini del discorso \u00e8, in particolare, il pensiero di Leon Battista Alberti, che dedica all\u2019ornamentum quattro dei dieci libri del <em>De Re Aedificatoria<\/em> (Lib. VI-IX). All\u2019inizio del VI libro fornisce la celebre, criptica, definizione: \u201cL\u2019ornamento pu\u00f2 definirsi come una sorta di luce sussidiaria della bellezza o come completamento\u201d (ALBERTI 1966, VI, 2, pp. 448-449). Assegna pertanto all\u2019ornamento lo status di <em>complementum\/lux pulchritudinis<\/em>, ovvero di elemento estraneo alla costruzione in s\u00e9 ma, al tempo stesso, essenziale per la manifestazione della bellezza e per il compimento dell\u2019opera architettonica. Alberti introduce cos\u00ec nel discorso sull\u2019ornamento un rischioso paradosso che, nel corso dei secoli, non ha mancato di suscitare interpretazioni fuorvianti. La formulazione del concetto albertiano si sostanzia e si complica nelle argomentazioni successive. Servendosi di temi e immagini derivati dalla tradizione giuridica e dalla retorica classica, Alberti mette in luce le molteplici sfaccettature dell\u2019ornamento e la sua dimensione duplice, al tempo stesso, estetica e politica. Fanno cos\u00ec capolino all\u2019interno della nozione di ornamento molti dei termini che saranno centrali nel dibattito otto-novecentesco: l\u2019ornamento come veste\/abito, maschera, artificio tecnico, trucco e belletto (<em>fucus<\/em>) o, ancora, come apparato, attributo del potere, simbolo, convenzione e, infine, come elemento per \u201cimpressionare e commuovere\u201d lo spettatore.<br \/>\nCome ha evidenziato Bulgarelli, la definizione albertiana dell\u2019ornamento si arricchisce di ulteriori spunti nel confronto con le opere costruite. Qui, Alberti porta a compimento il tentativo (non pienamente esplicitato negli scritti) di andare oltre la concezione metafisica della bellezza, rivelando il carattere di immagine della sua architettura, mediante un gioco formale di simulazioni e svelamenti che, nella facciata-rivestimento di Palazzo Rucellai o nelle \u201cforme stranianti\u201d di Sant\u2019Andrea, sembrano precorrere riflessioni di et\u00e0 moderna. In questo modo \u2013 osserva sempre Bulgarelli \u2013 \u201cla bellezza-ornamento nel punto in cui natura e artificio si incontrano tende a coincidere con l\u2019architettura: non \u00e8 lecito sollevarla, dietro ad essa non esiste nulla\u201d (BULGARELLI 2008, p. 32).<br \/>\nLe tensioni ed i sottili paradossi che la riflessione di Alberti introduce nel discorso sull\u2019ornamento maturano lentamente nei due secoli successivi, per mezzo di parziali cambi di prospettiva e circoscritte rielaborazioni concettuali che, tuttavia, non ne intaccano i fondamenti. A partire dalla met\u00e0 del XVIII secolo, l\u2019intera disciplina dell\u2019architettura viene invece messa in discussione e, con essa, anche lo statuto dell\u2019ornamento che diviene oggetto di un\u2019articolata riflessione, sulle sue origini ed il suo impiego.<br \/>\nApre la strada a questa riflessione la dialettica tra decorum e ornamentum, che si sviluppa in seno alla stessa tradizione vitruviana.<br \/>\nNella <em>De Architettura<\/em> e nel <em>De Re Aedificatoria,<\/em> il <em>decorum<\/em> corrisponde al principio di adeguatezza (\u201cgiusta misura\u201d) che disciplina l\u2019impiego dell\u2019ornamento in rapporto al contesto. Il principio, per\u00f2, contiene una sostanziale ambiguit\u00e0 semantica. Al termine decorum afferiscono due distinti concetti: l\u2019uno di matrice retorica, analogo a quello impiegato da Vitruvio e Alberti, l\u2019altro di matrice filosofica (il <em>prepon<\/em>), che invece riguarda, in generale, i rapporti materia-forma e materia-funzione. Nella definizione albertiana, l\u2019ambivalenza del <em>decorum\/prepon<\/em> non si manifesta, grazie alla posizione dominante assegnata alla venustas (cui il decorum appartiene). Dalla met\u00e0 del XVI secolo, il <em>decorum<\/em>, sempre pi\u00f9 di frequente interpretato come \u201cadeguatezza allo scopo, alla funzione o alla classe sociale\u201d, oscilla invece verso la funzionalit\u00e0. Ne consegue una tensione tra l\u2019<em>ornamentum<\/em> (che rimane pertinente alla <em>venustas<\/em>) e il suo principio regolatore, sempre pi\u00f9 tangente all\u2019<em>utilitas<\/em>.<br \/>\nNel XVIII secolo questa dialettica sfocia nella formulazione dei concetti contrapposti di bellezza funzionale e bellezza ornamentale, cui Kant nel 1790 dar\u00e0 dignit\u00e0 filosofica attraverso la <em>Critica del Giudizio<\/em>. Sono cos\u00ec poste le premesse perch\u00e9 si compiano quei fondamentali cambi di prospettiva che, ridefinendo il rapporto gerarchico fra l\u2019ornamento e gli altri elementi della costruzione, permetteranno di superare l\u2019empasse generato dallo storicismo e dalla \u201ccrisi\u201d del sistema degli ordini.<br \/>\nSegnano alcuni passaggi chiave di questo processo le riflessioni di Winckelmann, Schinkel e Quatrem\u00e8re de Quincy, nei cui scritti l\u2019ornamento mantiene un ruolo centrale: \u201cUn edificio senza ornati potrebbe paragonarsi alla sanit\u00e0 di un corpo nell\u2019indigenza, che sola non si crede bastante per la felicit\u00e0 dell\u2019uomo\u201d, scrive Winckelmann (WINCKELMANN 1831, vol. VI, p. 176). L\u2019impiego degli \u201cornati\u201d diviene tuttavia subordinato ad altri aspetti della costruzione, quali il \u201ccarattere\u201d per Quatrem\u00e8re de Quincy, la \u201cgrandezza dell\u2019architettura\u201d per Winckelmann e la forma architettonica per Schinkel. Ne consegue che l\u2019ornamento possa anche essere escluso o, addirittura, risultare deleterio alla qualit\u00e0 dell\u2019edificio (\u201cpu\u00f2 anzi avvenire che la deficienza d\u2019ornamenti sia qualche volta un mezzo di decorazione\u201d, QUATREMERE DE QUINCY, 1842, vol. I, p.360). Seppur accomunate da questa fondamentale base concettuale, le indagini di Winckelmann, Schinkel e Quatrem\u00e8re de Quincy percorrono strade abbastanza diverse. Confrontate fra loro, queste ricerche danno testimonianza del vario processo di frammentazione e trasformazione cui l\u2019ornamentum della tradizione \u00e8 sottoposto, una volta assorbito entro nuovi apparati concettuali.<br \/>\nIn questo momento, a cavallo tra i due secoli, che l\u2019equilibrio interno al concetto albertiano si dissipa irrimediabilmente, travolto dalle profonde trasformazioni della societ\u00e0, dei meccanismi di produzione e della stessa pratica architettonica. Indagate a proposito della loro conformit\u00e0 alle leggi della natura o della ragione e interrogate in merito alla loro necessit\u00e0 tecnica, simbolica ed estetica, le diverse \u201cfacce\u201d dell\u2019<em>ornamentum<\/em> rivelano la loro ambivalenza. Le tensioni si liberano e la nozione si frantuma in diverse componenti, che finiscono per acquisire connotazioni concettuali e valutative autonome.<br \/>\nDa questo momento, i termini del discorso, divenuti autonomi, vengono continuamente rivisti, sia nei rapporti reciproci (ornamento\/rivestimento, ornamento\/simbolo ecc.) che nelle valenze individuali (maschera, veste ecc.), per rispondere alle diverse inquietudini teoriche e pratiche che attraversano il dibattito della modernit\u00e0.<br \/>\nSi delinea cos\u00ec una fitta rete di trasformazioni semantiche e recuperi concettuali, la cui ricostruzione costituisce oggi un\u2019interessante prospettiva attraverso cui valutare l\u2019intricato percorso, che da fine Settecento porta sino all\u2019odierno <em>Ornamental Revival<\/em>.<br \/>\nIl percorso compiuto in ambito europeo dal concetto di ornamento come veste\/abito, oggi tornato di grande attualit\u00e0, pu\u00f2 offrirne un esempio.<br \/>\nPer Alberti l\u2019immagine della veste (insieme al trucco e alla maschera) specifica il principio della <em>lux pulchritudinis<\/em>. Tre secoli pi\u00f9 tardi, Winckelmann recupera la stessa metafora per descrivere la funzione dell\u2019ornamento (<em>Zierlichkeit<\/em>) in rapporto al <em>Wesentliches<\/em> (l\u2019\u201cessenziale\u201d dell\u2019architettura). Il portato concettuale per\u00f2 \u00e8 radicalmente stravolto: \u201cGli ornati [\u2026] devono stimarsi [\u2026] come un vestito che non serve se non a coprire il nudo\u201d (WINCKELMANN 1831, vol. VI, p. 176). Analogamente, nel 1886 Joseph Bayer, nei <em>Moderne Bautypen<\/em>, auspica per l\u2019architettura lo svelamento del <em>Kern<\/em> (il nocciolo), attraverso la caduta del \u201cguscio\u201d, qui ancora inteso come involucro stilistico.<br \/>\nUn totale rovesciamento di prospettiva si compie, invece, con Semper. Dopo aver dato rilevanza concettuale alla pratica del trucco, alle maschere e alle stoffe nei Principi formali dell\u2019ornamento, all\u2019interno di <em>De Stijl<\/em> l\u2019architetto individua nelle arti del rivestimento (incrostazione e arte tessile) le istanze fondative attraverso cui la costruzione \u2013 e la sua maschera \u2013 si sublimano per mezzo della tecnica, rendendo possibile il passaggio dalla \u201cforma nuda\u201d della capanna originaria all\u2019architettura.<br \/>\nLa teoria semperiana diventa centrale per le successive generazioni di architetti. Tanto per i rappresentanti della Secessione e per Loos, quanto per quel gruppo di architetti (Berlage, Fischer, Taut, Schumacher) che, spostando l\u2019attenzione alla dimensione spaziale dell\u2019architettura, arriveranno a considerare l\u2019ornamento come \u201cirrilevante\u201d. Paradossalmente per\u00f2, proprio mentre si gettano le premesse per la \u201ccondanna\u201d modernista, mediante la riflessione di Semper, l\u2019ornamento (nella fattispecie della veste-rivestimento e della maschera) torna ad acquisire una dimensione ontologica che \u2013 consciamente o inconsciamente \u2013 permea molte delle successive esperienze progettuali. Lo dimostrano le sperimentazioni materiche della Secessione (dalla Majolikahaus di Wagner, fino alle ricerche di Hoffmann e Plecnik su intonaco e rivestimenti lapidei), ma anche le pareti \u201clisce da cima a fondo\u201d di Loos e le superfici preziose di Mies.<br \/>\nDopo le due guerre, quando la forza delle radicali posizioni del modernismo viene meno, il rivestimento diviene oggetto di molte sperimentazioni, stimolate dal confronto con la scena artistica contemporanea (Pop, Op ecc.). In seno ad alcune di queste ricerche, la \u201cveste\u201d va incontro ad una ennesima trasformazione: diviene involucro, ossia elemento formalmente e concettualmente indipendente da tipo e funzione (Frank O. Gehry, Ghehry House La, 1978). L\u2019ornamento-rivestimento, si emancipa cos\u00ec dalla dimensione funzionale e costruttiva dell\u2019edificio, per acquisire una dimensione estetica e simbolica del tutto autonoma.<br \/>\nNello scenario contemporaneo, l\u2019involucro diviene invece indiscusso protagonista, al punto da portare alcuni storici e critici a ritenere che il tema dell\u2019ornamento oggi si esaurisca quasi esclusivamente nell\u2019involucro: \u201cOrnament appears as an overall property of the envelope\u201d (PICON, 2013, p.32).<br \/>\nLa veste-involucro odierna pu\u00f2 assumere molteplici connotazioni: pelle sottilissima (UAP+ Ned Kahn, Brisben National Airport, 2011), membrana permeabile (Sanaa, Campus Bocconi, 2019-2020), superficie iper-tecnologica (Herzog &#038; De Meuron, Allianz Arena, 2005) oppure elemento modellato nello spazio (NOX, Maison Folie, 2004); pu\u00f2 inoltre diventare essa stessa spazio su cui applicare o riprodurre ornamenti (texture, pattern, pellicole ecc.) o, al contrario, pu\u00f2 identificarsi e confondersi con la struttura (Herzog &#038; de Meuron, Beijing National Stadium, 2008). Le ragioni di questo multiforme ritorno risiedono in primis nelle nuove metodologie digitali e nella preponderante dimensione tecnologico-impiantistica degli edifici. Tuttavia, come \u00e8 stato osservato, questa predilezione per l\u2019involucro, per la dimensione tattile e per le potenzialit\u00e0 empatiche, risponde soprattutto ad un nuovo modo di concepire il rapporto con il pubblico. Attraverso l\u2019involucro, l\u2019edificio entra infatti in relazione fisica e sensoriale con lo spettatore, per impressionarlo, stimolarlo e suscitare un \u201ceffetto\u201d. L\u2019ornamento riacquista cos\u00ec una valenza estetica-relazionale.<br \/>\nQuesta sua declinazione per\u00f2, in molti casi, pu\u00f2 leggersi anche manifestazione della societ\u00e0 dell\u2019immagine. All\u2019interno del contesto socio-culturale odierno l\u2019edificio e il suo involucro, inseriti nella spettacolarit\u00e0 dello spazio pubblico, divengono strumenti per la costruzione dell\u2019immagine e del successo mediatico-commerciale del committente. Con questo ulteriore passaggio, l\u2019ornamento-involucro torna ad acquisire una dimensione sociale, in quanto espressione della civilt\u00e0 che lo ha creato e delle forze che ne condizionano lo sviluppo.<br \/>\nDa questa breve disamina emerge come l\u2019ornamentum riesca a mantenere la sua forza e la sua vitalit\u00e0 attraverso i secoli \u2013 resistendo anche agli attacchi pi\u00f9 duri e alle opposizioni pi\u00f9 radicali \u2013 proprio grazie all\u2019ambivalenza ed alla plasticit\u00e0 semantica dei concetti che ne costituiscono il fondamento. L\u2019indagine dell\u2019ornamentum pu\u00f2 dunque essere proposta anche nella contemporaneit\u00e0 in una prospettiva di tipo storico-critico quale utile chiave interpretativa per definire uno statuto dell\u2019ornamento la cui cornice teoretica mantiene la sua efficacia operativa proprio grazie al carattere sfuggente e ambiguo dei suoi fondamenti concettuali.<\/p>\n<p><em>Bibliografia <\/em><\/p>\n<p>L.B. ALBERTI, <em>De Re Aedificatoria,<\/em> tr. it. <em>L\u2019architettura,<\/em> a cura di <\/p>\n<p>G. ORLANDI, P. PORTOGHESI, Milano 1966.<\/p>\n<p>M. BULGARELLI, <em>Leon Battista Alberti. 1404-1472. Architettura e storia,<\/em> Milano 2008.<\/p>\n<p>J. BAYER, <em>Moderne Bautypen, in Baustudien und Baubilder (1896),<\/em> Baustudien, Jena 1919.<\/p>\n<p>E. DI STEFANO, <em>Estetiche dell\u2019ornamento, <\/em>Milano 2006.<\/p>\n<p>A. LOOS, <em>Ins Leere gesprochen Trotzdem, <\/em> Wien-M\u00fcnchen 1962.<\/p>\n<p>A. PICON, <em>Ornament. The Politics of Architecture and Subjectivity, <\/em> Chichester 2013.<\/p>\n<p>M. POGACNIK, <em>La dissolution de la Grand Form,<\/em> in \u00abFaces\u00bb, 47, 2000, pp. 14-23.<\/p>\n<p>A.C. QUATREMERE DE QUINCY, <em>Dizionario storico di architettura (1788-1825), <\/em>Fratelli Negretti 1842.<\/p>\n<p>J.J. WINCKELMANN, <em>Opere (1762), <\/em>a cura di C. FEA, 3 voll., Prato 1831.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il discorso sull\u2019ornamento costituisce uno dei temi chiave e, al tempo stesso, uno dei concetti pi\u00f9 problematici del dibattito teorico-architettonico degli ultimi tre secoli.<br \/>\nCelebrato come componente irrinunciabile della pratica artistica o condannato quale \u201cattentato\u201d alla verit\u00e0 della forma, l\u2019ornamento ha attraversato la storia del pensiero progettuale moderno, intercettandone tutte le trasformazioni, i rivolgimenti e le tensioni interne, fino alla sua spettacolare ricomparsa nello scenario architettonico contemporaneo.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"template":"","class_list":["post-98","dictionary","type-dictionary","status-publish","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.detailsinsection.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/dictionary\/98","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.detailsinsection.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/dictionary"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.detailsinsection.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/dictionary"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.detailsinsection.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=98"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}